Ave donna |
DONNE TRA SACRO E PROFANO |
| Parlare della donna del Medioevo, all’inizi di questo nuovo millennio, potrebbe sembrare un inutile esercizio di introspezione nei confronti di un tempo ormai remoto che appare, ad occhi forse un po’ distratti, veramente molto distante da noi. Tutto ciò potrebbe però risultare interessante se andassimo ad osservare le varie sfaccettature che tale operazione culturale potrebbe serbare, in particolare dando il giusto valore ad una società nella quale la donna aveva un ruolo sicuramente marginale, nei confronti di quella attuale, ma, nonostante le apparenze ed a volte i luoghi comuni, molto più rilevante ed evoluto di quello che si potrebbe immaginare. In età medioevale la società era divisa in tre “ordini” fondamentali -cavalieri,chierici e contadini – senza prevedere nessun spazio per la “condizione femminile”. Lo stato di inferiorità della donna era ritenuto naturale anche dalle donne stesse. La figura femminile, anche a causa dell’influenza negativa della religione cattolica è spesso associata a quella del diavolo, del peccato, della tentazione. Il passo biblico della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso punta l’indice sulle istigazione tentatrici di Eva nel far prendere ad Adamo la mela del peccato. La visione mistica e simbolica della religione nel Medioevo comporta un continuo accostamento delle donne al peccato, con conseguenze anche tragiche per l’accusa di stregoneria che poteva piombare, da un momento all’altro, sul capo di qualche donna, spesso solo a causa di indizi, come la detenzione di oggetti particolari, di gatti o altre cose simili. Solo la triade femminile virgo, vidua,mater (la vergine, la vedova e la madre) era considerata degna di stima e rispetto agli occhi della società medioevale. Questo articolato rapporto tra peccato e santità è terreno fertile di una letteratura musicale di lode, di preghiera, di celebrazione o di ringraziamento da cantare in processione o durante il pellegrinaggio, addirittura da danzare sui sagrati delle chiese durante le ricorrenze religiose, non nel latino ecclesiastico, ma in lingua volgare comprensibile a tutti. Alcuni brani che compongono il cd sono tratti da due laudari della seconda metà del XIII secolo: l’italiano Laudario di Cortona e il codice spagnolo delle Cantigas de Santa Maria. Il primo contiene 47 “laude” legate forse al movimento delle confraternite penitenziali, il secondo codice è l’imponente manoscritto delle Cantigas de Santa Maria, che contiene più di 400 “cantigas”(canti). Questo codice, uno dei monumenti della musica medioevale, fu redatto per ordine del re Alfonso X detto “El Sabio”. I testi, in lingua gallego portoghese, narrano storie di pellegrinaggio, di peccato e di devozione profonda in cui interviene miracolosamente Santa Maria, per premiare o per punire. Il manoscritto è corredato di splendide miniature che riproducono in pratica l’intero strumentario medioevale, alcune di esse ci possono illuminare sull’esecuzione, anche ricca dal punto di vista dell’organico, delle cantigas: di vede infatti il re Alfonso circondato da un buon numero di musicisti, cantanti e danzatori. La presenza della danza nella musica religiosa non ci deve sorprendere: era frequente proprio nel medioevo che sin danzasse durante le soste del pellegrinaggio o nell’attesa, spesso lunghissima, talvolta giorni e giorni, che, giunti alla meta, arrivasse il proprio turno di entrare nel santuario. Vi sono alcune “danze sacre”, cioè consentite o scelte dal clero, appositamente dedicate a questo scopo nello spagnolo LibreVermell. Le problematiche legate alla riproposta di questi repertori investono svariati campi, le scelte esecutive vanno da una appropriata selezione dell’organico, alla definizione del contesto in cui collocare un determinato brano, come potrebbe essere una occasione narrativa o una processione o ancora una celebrazione festosa che preveda anche la danza. |
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